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Una decina di giorni fa, domenica 27 novembre, noi di Identità abbiamo dato il nostro contributo al successo di una cena organizzata al Niguarda di Milano dal Centro Medico Nemo e chiamata Aggiungi un posto a tavola, pensando ai bambini che soffrono di disfagia e per i quali non si fa mai abbastanza.

E’ stata l’occasione anche per rivedere un produttore che stimo molto perché ha una visione tutta sua del vino e del suo mondo, Roberto Cipresso, natali veneti e dimora toscana, a Montalcino. Cipresso ha offerto la sua Quadratura del Cerchio, il Sesto Viaggio, quello che in etichetta riporta la data 2005. E’ sempre un viaggio tra le tue terre e le sue uve, che non sono precisate in etichetta così come il suo sito ha cento finestre spalancate sulle sua realtà, mentre quelle sulle bottiglie paiono socchiuse, vanno cercate con attenzione, quasi siano un di più. Ci sono le coordinate dei vigneti, se uno ha la pazienza di risalire ai luoghi attraverso punti che possono portarci ovunque. Anche nel tempo perché i dieci viaggi finora usciti sul mercato non seguono le stagioni.

La prima quadratura di Cipresso, quella dell’esordio, porta la data del 1995, poi ve ne saranno due legate al 1997 e di nuovo una, la quarta, con il ’98. Con il quinto viaggio entrerà nel nuovo millennio, poi nulla per un lustro, fino al 2005. Il settimo non si farà attendere, data 2006, e l’ottavo 2007. Salterà il 2008 mentre sarà sul mercato l’annata seguente e quella dopo ancora, il 2010.

Tale il piacere, che l’ultima domenica di novembre ho ritappato la bottiglia per finirla con il giusto tempo pochi giorni dopo a casa.

Paolo Marchi

I testi della newsletter sono a cura di Raffaele Foglia
identitadivino@identitagolose.it
 

Natale di...vino, i consigli di Gianni Sinesi

Il miglior sommelier 2017 per la Guida IG è Gianni Sinesi, anima pulsante del ristorante di Cristiana e Niko Romito, Il Reale a Casteldisangro, abbiamo voluto chiedere quali sono i vini che non potranno mancare sui tavoli degli italiani per gl’imminenti giorni di festa.

Gianni non ha dubbi sulla degustazione di vini italiani, una scelta oculata, dove l’alta qualità si allinea perfettamente a una fascia prezzo moderata evidenziando una selezione di piccoli produttori. Immancabile una bollicina, versatile e ideale per i brindisi delle festività: Franciacorta Camossi Rosé extra brut s.a. docg dei fratelli Camossi a Erbusco, 100% Pinot nero.

Sinesi suggerisce un vino bianco marchigiano, un Verdicchio di Matelica Colle Stefano 2015 di Fabio Marchionni a Castelraimondo in provincia di Macerata, un verdicchio biologico erbaceo, strutturato che potrà essere abbinato con molti piatti delle tradizioni natalizie.

Pensando a un rosso Gianni si sposta virtualmente in Toscana, a Cortona, in cantina del vignaiolo Stefano Amerighi con il suo Syrah 2013 affinato per due anni e mezzo in bottiglia e prodotto solo in annate definite eccezionali dal produttore medesimo.

Gianni non ha dubbi sul vino indelebile dai suoi ricordi delle feste, e pensando a un nettare di Bacco per terminare un anno e guardare a un 2017 ricco di nuovi progetti segnala il Marsala Vergine Heritage Riserva 1980 di Francesco Intorcia centellinato davanti ad un bel camino magari fumandosi un sigaro toscano. Non ci resta che recarci all’enoteca di fiducia per acquisti, grazie Gianni!
Cinzia Benzi
 

Gravner e l'addio al Pinot Grigio

Solo Ribolla e Pignolo. Basta Pinot Grigio, se non per quelle ultime bottiglie che usciranno nei prossimi anni dalla sua cantina di Oslavia, in provincia di Gorizia. Perché Joško Gravner è così, un viticoltore che prende decisioni andando oltre le richieste del mercato e che segue la sua strada senza compromessi. Prendere o lasciare, senza via di mezzo.
Da prendere è sicuramente il Pinot Grigio Riserva 2006, un vino in purezza realizzato in edizione limitata, solo 1500 bottiglie. A questo seguiranno solo le annate 2007, 2009 e 2011 perché il vigneto Njiva da cui proviene, è stato espiantato proprio alla fine del 2011, dopo l’ultima vendemmia.

«La storia della nostra azienda – spiega Joško Gravner – è racchiusa in una serie di eventi che sono come cerchi nella nostra vita di viticoltori. Tutti eventi importanti e necessari. Dai grandi successi con i vitigni internazionali degli anni '80 e '90, fino alla grandinata del '96, che ha segnato le nostre viti, costringendoci a riconsiderare il nostro modo di fare vino. Ora è il momento di un nuovo inizio. I nostri prossimi vini saranno prodotti solo con uve Ribolla e Pignolo. L'ultimo Pinot Grigio è per noi molto importante perché scrive il prossimo cerchio».

Il Pinot Grigio 2006 viene da una selezione delle migliori uve e ha fermentato in anfore georgiane interrate, con lunga macerazione con lieviti indigeni e senza alcun controllo della temperatura. La svinatura e la torchiatura sono state eseguite in aprile. In seguito il Pinot Grigio è tornato per altri 5 mesi in anfora, per poi affinare 6 anni in grandi botti di Rovere e venire imbottigliato con luna calante nel 2013 senza alcuna chiarifica o filtrazione. Dopo tre anni di ulteriore affinamento in bottiglia è oggi pronto per finire sul mercato. Costo al pubblico circa 110 euro.
 

Alla scoperta dell'anfora

Il 19 e 20 novembre ha avuto luogo a Impruneta presso la Fornace Agresti la seconda edizione della Convention internazionale sulle esperienze di vinificazione e affinamento in anfora.

Oltre cento etichette di vini in degustazione affinati in anfora presenti ai banchi di assaggio dove 41 produttori italiani e stranieri tra cui anche un birrificio, Birra del Borgo, hanno presentato i vini (e la birra) elaborati nelle anfore di terracotta. La manifestazione organizzata dall’Associazione Culturale La terracotta e il vino di cui è fondatore Leonardo Parisi della Fornace imprunetina Artenova, ha il patrocinio della Regione Toscana.

Bella manifestazione biennale promossa da un'Associazione fondata da una piccola realtà produttiva, costituisce un esempio di come la ricerca, la sperimentazione e la capacità di innovare possano far riflettere su come va il mondo del vino. Interessanti gli ospiti stranieri della Georgia e Portogallo che rappresentano un esempio ininterrotto di chi crede nella produzione di vini con macerazioni molto lunghe ma abbiamo trovato interessanti i vini toscani di Castello dei Rampolla di Greve in Chianti e un produttore francese di Chinon con il Chenin Amphora del Domaine de Noiré, appena 15 ettari di vigne tra Cabernet Franc e Chenin in conduzione biologica e biodinamica e utilizzo di anfore made in Italy.
CB
 

Fivi, Gregoletto e la terra da amare

Bisogna amare la terra, perché lei sa sempre ricompensare. Un pensiero profondo, quello di Luigi Gregoletto, che è stato premiato dalla FIVI nel corso della sesta edizione del Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti, a Piacenza, come Vignaiolo dell’anno.

Il riconoscimento è stato consegnato dalla presidente della Federazione, Matilde Poggi. «Luigi Gregoletto rappresenta quella figura di vignaiolo che sa di essere custode, non padrone della sua terra. E la coltiva con la cura di chi sa che la terra rimarrà anche in futuro e darà buoni frutti solo se rispettata. Rappresenta una generazione che ha visto la povertà diventare ricchezza, ma ha mantenuto i piedi sempre saldi a terra, come le radici dei suoi storici vigneti. Rappresenta quelle figure che sono ambasciatori di un territorio, scrigni di sapere e di passione, esempio del passato e faro per i vignaioli del futuro».

E il motto del Mercato dei vini era una frase che si trova stampata sulla retroetichetta delle bottiglie di Prosecco di Gregoletto: “Sopra la stessa zolla. Sotto la stessa goccia. Nello stesso letame”. «Dalla mia vita e dalle mie esperienze – ha raccontato Gregoletto - posso dire che la terra va rispettata, va amata, perché la terra è madre e sa ricompensare. Anche oggi che produrre molto è facile e produrre poco è altrettanto facile. Produrre equilibrato nel rispetto della terra, della sua conservazione e della qualità del prodotto, è molto più difficile. Ma sono convinto che questa sia la via da affrontare e sono altrettanto convinto che la terra non delude. La terra ti può fare meno ricco, ma sicuramente più signore».
 

Nambrot, il paladino di Ghizzano

Nambrot è il nome del conte franco, paladino di Carlo Magno, dal quale discende la famiglia Venerosi Pesciolini. E nel 1370 arrivarono a Ghizzano, nell’entroterra pisano. La storia secolare della Tenuta di Ghizzano, legata da sempre alle vigne e agli olivi toscani, arriva fino ai giorni nostri, con una produzione vitivinicola d’eccellenza.

Come detto, siamo in provincia di Pisa, in un’area incantevole. L’azienda non si è fermata certo al medioevo, ma ha avuto un’evoluzione importante, tanto che dal 2003 la Tenuta ha iniziato il suo percorso di viticoltura biologica “naturale”, senza l’uso di concimi organici, di diserbanti, insetticidi e anticrittogamici, e dal 2008 è certificata come Biologica per i vigneti, gli oliveti ed i seminativi. Conta circa 350 ettari di cui 20 a vigneto, 20 a oliveto, 150 ettari a colture cerealicole e 150 tra boschi e pioppete.

I vini della Tenuta di Ghizzano sono il frutto dell’impegno di Ginevra Venerosi Pesciolini, imprenditrice che ha puntato tutto sul connubio tra natura e tecnologia rispettosa, e del suo team formato dall’agronomo Roberto Righi, dal giovane Michele Franci, responsabile della cantina e da Vincenzo Campani, responsabile del vigneto e figura storica dell’azienda.

Ma torniamo a Nambrot, che ora è il nome del vino che più di ogni altro sta raccogliendo riconoscimenti in Italia e all’estero. Il 2013 è un’annata che ha dato molte soddisfazioni, alla Tenuta di Ghizzano: il Nambrot (Doc Terre di Pisa) è realizzato con 60% Merlot, 20% Cabernet Franc e 20% Petit Verdot, con affinamento di 18 mesi in barriques (il 15% nuove). Aprire il 2013 oggi è, a dire il vero, un piccolo sacrificio: sicuramente è un vino estremamente complesso ed elegante, dove le note fruttate si uniscono ai primi sentori di speziatura e cuoio, e il legno ne arricchisce il bouquet. Una bottiglia per intenditori, e che potrebbe anche essere portata in cantina a riposare per qualche anno: siamo certi che un ulteriore affinamento possa rendere questo vino ancora più affascinante.

Non dimentichiamoci anche il Veneroso, anche questo Doc Terre di Pisa, un vino a prevalenza Sangiovese (70%), che viene completato dal 30% di Cabernet Sauvignon, dove il frutto riesce a ben amalgamarsi con la botte. E anche in questo caso (abbiamo assaggiato sempre il 2013), un po’ di tempo in bottiglia può fare solo bene a un vino che è già di altissimo livello.
 

Essenzialmente, Doctor Wine

Terza edizione della Guida Essenziale ai Vini d’Italia 2017, per il primo anno pubblicata da Doctor Wine che esordisce nel ruolo di editore di libri cartacei oltre che del sito omonimo www.doctorwine.it.

Una guida con un contenuto nuovo, 2.500 le etichette valutate sotto la regia di Daniele Cernilli e una squadra collaudata di esperti degustatori, per individuare una valutazione su tre livelli, uno quello aziendale che va da zero a tre stelle. L’altro è quello sul singolo vino espresso in centesimi mentre il terzo evidenzia il rapporto prezzo/qualità evidenziato dalla manina con il pollice alzato. Sopra il punteggio di 95/100 c’è la faccina di Doctor Wine ossia il “ci metto la faccia” quindi una valutazione di Cernilli e in questa edizione ne vantano 220 con una premiazione dei migliori vini dell’anno.

Ci sono anche dei premi speciali, undici per l’esattezza di cui 6 assegnati ai vini mentre gli altri cinque a persone o aziende. Interessante segnale come il miglior vino rosso sia un campano, Taurasi Riserva 2007 di Perillo mentre il bianco dell’anno incorona Castelli di Jesi Verdicchio Classico Villa Bucci Riserva 2013 prodotto dal re del Verdicchio, Ampelio Bucci. Il premio alle bollicine va in casa Lunelli di Trento con Trentodoc Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2005 di Cantine Ferrari e poi un premio ad un grande vino del sud, il Vecchio Samperi della cantina Marco De Bartoli.

Il Miglior rapporto qualità/prezzo è un vino laziale il Tellus Syrah 2015 di Falesco e si termina con un premio alla qualità diffusa per il Chianti Classico Gran Selezione Riserva Ducale Oro della Ruffino. Per le aziende o personaggi i premi di Doctor Wine riguardano: Cantina Terlano come azienda dell’anno; Vallepicciola come produttore emergente, Cavit per il premio cooperazione e all’enologo dell’anno Lorenzo Landi. Infine per il premio alla vitienologia sostenibile è stato il professor Attilio Scienza a ritirarlo con orgoglio visti i suoi studi sulla disgenetica della vite. La guida è disponibile al costo di 15 euro. Per maggiori informazioni scrivere a redazione@doctorwine.it.
CB
 

Dom Pérignon, asta in streaming

Il 10 dicembre alle 14 italiane, sul sito www.auctionata.com saranno battuti all’asta i cinque inediti bauli “Malle Plénitude” contenti ciascuno 23 preziose bottiglie dello Champagne Dom Pérignon; Vintage, P2 e P3.

Auctionata e Dom Pérignon annunciano la prima asta online esclusivamente dedicata alla Maison de Champagne, in diretta streaming alla presenza di Richard Geoffroy, Chef de Cave di Dom Pérignon, e Alexander Gilkes, Chief Innovation Officer di Auctionata | Paddle8 e banditore dell’asta. Con una base d’asta di 36 mila euro, gli appassionati di Champagne da tutto il mondo potranno inserire le proprie offerte su https://auctionata.com/en/n/domperignon fino al 10 dicembre, oppure presentarle durante l’asta in diretta streaming (il 10 dicembre alle 14).

Offerenti e spettatori potranno seguire l'asta su www.auctionata.com via desktop, tablet, l’app iPhone Auctionata Live e Facebook Live.

Ci sono 37 anni di storia di Dom Pérignon racchiusi nel baule: ventitré bottiglie delle annate tra il 1969 e il 2006, selezionate personalmente e con estrema cura da Richard Geoffroy. Questo baule sarà prodotto in 6 edizioni limitate, cinque delle quali saranno battuti all’asta il 10 dicembre, mentre Dom Pérignon conserverà il prototipo. Inoltre, chi acquisterà un baule riceverà un invito personale a vivere l'esperienza dell’universo Dom Pérignon attraverso una visita privata all’Abbazia di Hautvillers e alla storica cantina, solitamente chiuse al pubblico.
CB
 

Conte Vistarino, l'eleganza veg

Due vini eleganti e raffinati, non solo per le splendide “bottiglie gioiello” dove sono conservati. E in più anche “veg”, per avvicinare anche i vegani a vini di ottima qualità. Ma non solo loro.

Conte Vistarino, azienda che si trova a Rocca de’ Giorgi in provincia di Pavia e che da anni si è dedicata soprattutto al Pinot Nero, ha recentemente arricchito la propria gamma di vini con due bollicine metodo Charmat (o Martinotti, per dirla “all’italiana”): si tratta del Pinot Nero Charmat Brut e del Pinot Nero Charmat Brut Rosé che non utilizzano né gelatine né lieviti di origine animale.

Le uve, Pinot Nero, scelte e raccolte a mano, provengono da due appezzamenti: Beretta e Santa Rosa, situati tra i 200 e i 400 metri di altitudine, nel cuore della tenuta Conte Vistarino, che si estende per ben 800 ettari nella Valle Scuropasso, in Oltrepò Pavese.
Per entrambi la produttrice Ottavia Giorgi di Vistarino ha messo a punto un processo di vinificazione accuratissimo: dopo una pressatura soffice con una resa mai superiore al 50%, la fermentazione avviene in acciaio a temperatura controllata e i vini restano a lungo in autoclave affinandosi sui lieviti.

Il risultato è decisamente interessante: se è vero che questi vini non hanno la complessità e la struttura dei Metodi Classici (che l’azienda comunque produce da tempo), questi due vini sono molto fini e profumati, delicati e intensi allo stesso tempo. Ottimi da aperitivo, ma da non disprezzare anche per un lunch non troppo impegnativo.
 

Il Marsala avrà il suo museo

Nascerà in Sicilia, alla fine del 2017, il primo Museo del Vino Marsala. Da un’idea del giovane imprenditore siciliano Francesco Alagna, l’antica area del Baglio Woodhouse verrà trasformata in un polo didattico interamente dedicato alla storia e alla produzione del vino Marsala, protagonista indiscusso del glorioso passato della costa occidentale della Sicilia e vino icona dell’isola.

Il progetto prevede uno spazio multimediale, sviluppato su 400 metri quadri, al passo con i più innovativi musei europei, che permetterà al visitatore un’esperienza autonoma alla scoperta di questo prodotto. Al suo interno sarà possibile degustare in modo autonomo il Marsala, scegliendo tra circa 60 etichette diverse, incluse alcune riserve storiche, grazie ad un sistema di dispenser a temperatura controllata. Il museo ospiterà, all’interno di un’area dedicata, anche le collezioni di privati cittadini che avranno voglia di condividere con il pubblico i loro “pezzi di storia”.

«Ero in Australia, nel 2014, in visita al Wine Museum di Adelaide – afferma Francesco Alagna, ideatore e promotore del progetto - quando ho pensato per la prima volta al progetto di un museo dedicato al vino Marsala, prodotto che amo e che da anni promuovo in prima persona. Sono infatti partito dalla mia esperienza personale: grazie al mio lavoro, sono in costante contatto con i turisti provenienti da ogni parte del mondo. Quello che ho constatato è una grande curiosità sul vino Marsala. Molte persone scelgono questa meta turistica perché attratti dalla grande tradizione vitivinicola, ma poi trovano poche e frammentate informazioni».

Da qui nasce l’idea di creare uno spazio in cui raccontare, attraverso un linguaggio moderno e strumenti interattivi, questo vino.
 

Alba Vitae, il vino aiuta i bambini

Ci piace, quando succede, raccontare del vino buono due volte. Buono per quanto riguarda la qualità del prodotto, ma buono anche perché contribuisce a migliorare la società e aiuta chi è in difficoltà.

Alba Vitae è il progetto dell’Ais, Associazione italiana sommeliers, del Veneto dedicato all’infanzia in difficoltà giunto alla sesta edizione. Alba Vitae 2016 può infatti vantare per la prima volta il supporto dell’azienda Loredan Gasparini di Venegazzù, in provincia di Treviso, che ha messo a disposizione del progetto il Capo di Stato 2009, un taglio bordolese dalla qualità elevatissima e molto apprezzato dagli appassionati. «Un vino che rappresenta l’elogio dell’imperfezione – ha spiegato Lorenzo Palla, titolare dell’azienda Loredan Gasparini – e che per questo simboleggia l’ideale legame tra la nostra cantina e il progetto Supporto Scolastico Armonico di FormArte, cui è dedicata Alba Vitae 2016».

Per tutto il periodo natalizio chiunque potrà infatti acquistare una magnum, contribuendo in modo attivo ad aiutare dei ragazzi in difficoltà, poiché il ricavato delle vendite di Alba Vitae verrà donato a FormArte Centro Studi e Ricerche, associazione culturale di promozione sociale, senza fini di lucro, per lo sviluppo del progetto Supporto Scolastico Armonico, dedicato agli studenti che presentano problemi e disagi.

Per gli appassionati di vino è una bella occasione: la Riserva “Capo di Stato” nasce dalla selezione delle migliori uve dell’azienda ed in particolare dallo storico vigneto del 1946 delle “100 piante” con uve Cabernet Sauvignon, Merlot, Cabernet Franc e Malbec, dove il microclima del Montello (nell’Alta Marca Trevigiana) conferisce una spiccata personalità. Un vino già ottimo adesso, con un bouquet già ampio e ricco, ma che con l’invecchiamento in cantina migliorerà ancora. Alba Vitae è acquistabile sul canale e-commerce direttamente dal portale www.aisveneto.it/eventi.html.